(dal sito di Rainews.it): ‘’Cambio al vertice dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Francesco Galli non è più l’amministratore unico: il Consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato, riunito oggi in procedura d’urgenza, ha votato all’unanimità la revoca del suo incarico in seguito ai “gravi fatti” verificatisi nella notte tra il 6 e il 7 dicembre nel reparto di cure intensive del terzo piano dell’“Iceberg” (l’ala moderna dell’ospedale).
Galli, appresa la decisione del Cda, ha rassegnato immediatamente le proprie dimissioni irrevocabili con decorrenza odierna. Cosa è successo nella notte tra il 6 e il 7 dicembre?
Secondo quanto emerso, si sono verificate gravi criticità organizzative nel reparto di medicina ad alta intensità e cure intensive – affidato in appalto a una cooperativa esterna – che hanno provocato il blocco degli accessi al pronto soccorso e il trasferimento d’urgenza di diversi pazienti in altri reparti. Situazione che ha fatto scattare l’allarme e l’intervento immediato sia del Gruppo San Donato sia della Regione Lombardia’’.
——-
TUTTO QUESTO AVVIENE PER MOLTI MOTIVI, ma fondamentalmente -alla base di tutto- c’è la SCARSA CONSIDERAZIONE DEL RUOLO DELL’INFERMIERE IN GENERALE, se si può pensare di affidare cure e assistenza (e la sorveglianza continua in una terapia intensiva!) in pratica, ‘’al primo che passa’’.
E’ dunque avvenuto che un grande e noto istituto privato, di un grosso gruppo che propone ai clienti chirurghi di grande fama e di altrettanto grande retribuzione, e al quale istituto di certo non manca denaro e/o benefit per reclutare personale, ha scelto di risparmiare proprio sugli Infermieri.
Avranno senza dubbio un Ufficio Qualità.
Ed un ufficio Rischio Clinico, no?
Tutti con posizioni dirigenziali giustamente ben chiare, a seguito di concorsi…chissà, magari la procedura selettiva riguardava proprio un bel domandone sulle conseguenze delle attività con meno infermieri rispetto a quelli previsti, o con oss al posto di infermieri (situazioni che sono tutte dotate di evidenze, dimostrate in corposi testi di studiosi affermati, spesso non Infermieri e dunque non coinvolti per ‘’spirito di casta’’).
Ma perché accade questo?
Perché si ritiene che l’assistenza infermieristica, comunque, in qualche modo, la possono fare tutti: che ci vuole?
La può fare la badante, che già che c’è farà ‘’le punture’’ all’intero condominio; oppure si punta sul ‘’collega’’ che viene da qualche Paese in difficoltà, che lavorerà SENZA riconoscimento del titolo e senza sostenere un esame che ci permetta di capire se parla la nostra lingua (scusate se lo mettiamo fra virgolette: avrà magari studiato più di noi, ma fin che non è in regola come iscritto ad un Ordine professionale, questi RISULTA PRIVO EX LEGE DI UNO DEI REQUISITI per esercitare la professione: cit Luca Benci, non Paperoga).
Ma il problema non è certo il personale straniero, che cerca in Italia una via di riscatto, sicuramente, a una vita difficile (mentre in altri Paesi – lo vorremmo ricordare- chiedono non solo tutte queste cose, ai professionisti sanitari italiani, ma anche un certificato di buona condotta professionale all’Ordine italiano di appartenenza detto ”good standing”, ca va sans dire): il problema è l’idea che in questo maledetto Paese si ha dell’Infermiere.
Alla fine, e alle spalle, di tutta la faccenda del S. Raffaele, è la convinzione che qualunque persona, dall’oggi al domani, sia in grado di fare l’Infermiere.
Mentre così non è.
E sappiamo già che anche fra quelli in regola, italiani in primis, non tutti sono in grado di farlo bene: figuriamoci chi viene paracadutato in un luogo estraneo, sbattuto in turno dove non conosce la lingua e imposta, come dicono le agenzie di stampa, la pompa infusionale a una velocità dieci volte superiore a quella stabilita in prescrizione con un farmaco che agisce sulla contrattilità miocardica.
E’ molto grave che manchi una cultura della sicurezza e della qualità legata alla professione: tonnellate di evidenze scientifiche ignorate, al punto che Florence Nightingale, nel XIX secolo era decisamente molto più consapevole dell’effetto negativo, nefasto, delle azioni svolte da ”chi ignora” le basi della professione.
Continuiamo così, facciamoci del male (cit. N. Moretti)

