BORSA DI STUDIO PER UN MASTER SUL TRATTAMENTO DELLE LESIONI CUTANEE

A due anni di distanza da analoga iniziativa per un Master in Infermieristica di Famiglia e Comunità, lo scorso 23 settembre il nostro Direttivo ha deciso di emettere il bando, che qui trovate allegato, relativo a una borsa di studio per la partecipazione ad un Master in assistenza e trattamento delle lesioni cutanee (wound care).
Insieme al contributo, sarà offerta a spese di OPI anche una giornata in full immersion, sul campo, in uno dei già attivi ambulatori infermieristici nazionali per il trattamento delle lesioni cutanee, giornata che naturalmente sarà organizzata nei dettagli in seguito, e condivisa con l’iscritto/a che si aggiudicherà il contributo.
Qui trovate il bando: data di scadenza, il 20 Ottobre 2021…perciò, aderite sin da subito!

PROBLEMI LINEE TELEFONICHE OGGI 23/9/2021

Oggi 23 settembre siamo in sede, ma con severi problemi di connessione, per un guasto di rete locale.

Anche i telefoni per questo motivo non funzionano. Non sappiamo quando sarà ripristinato il guasto: le mail le gestiremo da remoto e per contatti d’urgenza potete comporre il 3382161588. Grazie.

AGGIORNAMENTO: alle 18.45 del 23 settembre ripresa attività on line. ”Solo” una decina di ore di black out…allegria!

Due Infermieri spezzini nuovi Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Il 23 settembre alla Spezia, al teatro Civico, saranno insigniti del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana due infermieri iscritti al nostro Ordine professionale.

Quando a inizio anno siamo stati chiamati in Prefettura per chiedere di indicare due dei nostri iscritti, in riconoscimento del ruolo di tutta la professione nell’emergenza pandemica, abbiamo certamente subito gradito questa iniziativa e pensato di scegliere- in rappresentanza di tutti- due colleghi secondo questi quattro criteri, che abbiamo condiviso nel nostro gruppo: non dovevano essere inseriti in nessun organo dell’OPI; avrebbero dovuto essere un uomo e una donna; avremmo indicato colleghi colpiti dalla infezione; e infine -per una più larga rappresentatività- uno avrebbe dovuto essere in servizio per la Sanità pubblica, e l’altro – o l’altra-  nel Privato/libera professione.

I due nominativi che abbiamo scelto, ovviamente in completa autonomia, sono due fra i tanti colleghi con le caratteristiche qui riportate, e non significa che altri non lo avrebbero meritato: ma avevamo una richiesta di due nominativi , e due nominativi abbiamo espresso, appunto ‘’in rappresentanza di tutti’’.

In questi casi, capita spesso di leggere commenti che dichiarano come siano necessari, per la professione, altri tipi di riconoscimento, a partire da quelli contrattuali: noi siamo completamente d’accordo; ma nella stessa occasione vengono premiati anche alcuni medici, altrettanto protagonisti nei confronti della emergenza pandemica, e siamo sicuri che -se non fossimo stati coinvolti anche noi Infermieri nel riconoscimento istituzionale (che viene, lo ricordiamo, dal Quirinale) – in molti si sarebbero lamentati, e giustamente.

Come più volte detto in questi lunghi mesi, alcune evidenze note all’interno del nostro ambiente sono state ulteriormente rimarcate e finalmente hanno raggiunto anche l’esterno: questi particolari riconoscimenti, fino ad oggi piuttosto rari ed episodici, lo confermano.

Essi naturalmente non possono, e non devono, essere il solo riconoscimento atteso e, come insistiamo da molto prima della insorgenza della pandemia, è necessario che agli applausi, alle lodi ed alle medaglie si aggiungano (naturalmente da altri enti, da altri interlocutori e da altri preposti) i riconoscimenti che la professione merita, non fosse altro per il ruolo ricoperto in una crisi acutissima e che ha visto davvero decisiva la presenza infermieristica nelle degenze intensive e semi intensive, nelle degenze standard, nelle RSA e sul territorio, negli hub vaccinali, nelle case, e in ogni altra situazione correlata.

Comunicare meglio? Si può, anche in Sanità: nostro evento ECM gratuito

…come sempre gratuitamente, cerchiamo anche  in questa occasione di aiutare i colleghi all’assolvimento del debito formativo del programma nazionale ECM, nel quale siamo provider standard da molti anni.

Il tema scelto per il prossimo evento è quello della comunicazione, regolarmente ricordata come ”da migliorare” all’interno del nostro mondo: ma non solo per quelle che sono le tematiche puramente professionali, che infatti vedono proprio nei dettati del Rischio Clinico molti passaggi sull’effetto -talvolta devastante- che causa una cattiva comunicazione fra professionisti, fra professionisti e assistiti, fra i vari componenti del mondo della Salute.

Questa volta infatti ci concentreremo in particolare su ”come raccontare meglio” il ruolo, l’impegno, lo sforzo dei professionisti della Salute – ed in particolare degli Infermieri italiani- che, proprio durante la pandemia di Covid, hanno visto le loro ”azioni mediatiche” vivere fasi alterne, a seguito di canali e contenuti comunicativi talvolta ottimali e ben collocati rispetto alle necessità della comunicazione, ed  altri assai meno.

La giornata vede l’intervento di esperti da anni alle prese con questi argomenti e che, come nel caso del docente principale, si occupano di comunicazione come professione: un incontro che può aiutare i partecipanti a comprendere, sicuramente con maggiore facilità, molti meccanismi dei messaggi e delle notizie che riguardano il mondo della Salute e i suoi protagonisti.

Sulla locandina, nella pagina dei Corsi & Convegni di questo stesso sito, i principali aspetti affrontati, i docenti previsti e le modalità di iscrizione e partecipazione, sempre in regola con le normative sulla prevenzione della diffusione della infezione da Covid. A presto!

 

Carenza medici e infermieri. Formiamoli e paghiamoli meglio- di Silvio Garattini

Ci fa molto piacere che una autorità riconosciuta come il professor Silvio Garattini ritorni con queste proposte che ricordiamo – anche per le precedenti esperienze vissute – come quelle in grado di cambiare qualcosa, in un trend estremamente preoccupante per quanto concerne i numeri dei professionisti sanitari (medici ed infermieri in particolare).

Su questi spazi, e sui nostri social, abbiamo più volte descritto gli effetti del corposo aumento retributivo offerto come strategia alla prima, grande carenza di ”vocazioni” (venne usato proprio questo termine…) dei primissimi Anni Novanta del XX secolo: gli stipendi medi salirono del 25% (non di 30 euro…) e nella nostra piccola ”scuola regionale per infermieri professionali” spezzina gli studenti passarono da 60 (due sezioni da trenta) a 210 (sette sezioni da trenta).

Non si vuole – e non è neppure materia ordinistica!– ragionare solo in termini retributivi, o puntare tutto su questa idea: vogliamo solo confermare che le proposte del Prof Garattini sono evidentemente sensate; ad esempio, come ripetiamo da tempo, se non si differenzia, se non si incentiva, chi lavora nei festivi e nelle ore notturne o prima o dopo uno si domanda ”…ma perchè io? …” e cerca soluzioni alternative.

Il risultato di anni di rimandate strategie di correzione del problema è oggi sotto gli occhi di tutti noi: quello di una professione dall’elevata età media (e dunque elevati i numeri delle limitazioni, per inevitabile usura del fisico) e, come ricordato anche nella nota del professore, sono oltre 60mila gli infermieri in meno rispetto alle esigenze del SSN.

Le situazioni più critiche sono oggi in molte strutture private di diverse Regioni: gli infermieri mancano oggi, e se per assurdo fossimo in grado di iniziare a formare tutti coloro che mancano, resterebbero sempre almeno tre anni di ritardo. Sono anche questi aspetti marcatamente critici a spingere alcune Regioni a puntare di più su figure che oggi sono, invece, disponibili, come gli oss: è quanto ha fatto il Veneto (con una iniziativa poi bocciata dal TAR, su ricorso degli OPI, in quanto veniva varata una figura non prevista dai profili oggi esistenti) ma questa situazione, e queste iniziative, devono invitare tutti, in primis la Politica, ad analisi e riflessioni profonde  – nel rispetto delle normative esistenti e nella considerazione della necessaria sicurezza.

 

 


www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=97822&utm_source=dlvr.it&utm_medium=gmybusiness

 

Un corto circuito istituzionale riduce gli accessi ad Infermieristica!

Non abbiamo più parole: è incredibile.

Ma se già oggi sono circa 60mila – SESSANTAMILA* –  gli Infermieri mancanti in Italia, come è possibile che alle motivate richieste di aumentare il numero degli studenti ammessi al primo anno di Infermieristica (richieste avanzate dagli OPI, che la Conferenza Stato Regioni ha recepito totalmente, fatto proprie) il Ministero dell’Università ha invece ridotto di oltre 6mila unità la cifra inizialmente concordata?

I nostri contributi qui:

www.cittadellaspezia.com/la-spezia/attualita/-gravissimo-ridurre-i-numeri-dell-accesso-al-corso-di-laurea-in-infermieristica-340861.aspx

www.gazzettadellaspezia.it/cronaca/item/126228-mancano-infermieri-non-importa-diamo-monopattini

*fonte FNOPI


 

AGGIORNAMENTO (23 Agosto) > in attesa di più importanti iniziative nazionali, nella nostra piccola realtà abbiamo voluto contattare i politici del nostro territorio (o ci hanno contattato loro, una volta letto il nostro comunicato).

Sui propri spazi social, i primi a rispondere manifestando stupore, e criticando la decisione del Ministero della Università di diminuire i posti già precedentemente indicati dalla Conferenza Stato Regioni, sono stati due esponenti regionali: Gianmarco Medusei, presidente del Consiglio Regionale della Regione Liguria, e Matteo Rosso, consigliere della Regione Liguria.

Sui media – anche on line- sono presto arrivati gli interventi di Manuela Gagliardi, deputato della Repubblica; quello del gruppo ligure di Articolo Uno-Leu; ed ancora un intervento di Davide Natale, consigliere regionale ligure; interventi che qui riportiamo nei link corrispondenti:

www.cittadellaspezia.com/Liguria/Politica/Covid-Gagliardi-Paradossali-i-tagli-alla-formazione-delle-professioni-sanitarie-340962.aspx

www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/meno-posti-per-la-formazione-degli-infermieri-il-ministero-delluniversita-sta-sbagliando-1.6719624 

www.cittadellaspezia.com/la-spezia/politica/-sanita-in-liguria-va-cambiata-la-politica-del-personale-341148.aspx

 

I solleciti delle ASL ai sanitari non vaccinati: alcuni chiarimenti tecnici

ALCUNI CHIARIMENTI SUI SOLLECITI INVIATI DA ASL 5 (O DA ALTRE ASL) ai nostri iscritti che al momento non sono ancora stati sottoposti a vaccinazione, o non risultano al sistema pur avendo già ricevuto il vaccino.

RICEVIAMO da parte di alcuni (pochi) colleghi iscritti alcune mail, dove ci scrivono per spiegare (a noi) perché non si sono vaccinati, o per riferire che hanno effettuato la vaccinazione fuori Regione, dopo avere ricevuto la notifica del Dipartimento preposto della ASL 5, azienda sanitaria competente per territorio.

Leggiamo e naturalmente rispondiamo a tutti, ma queste note di riscontro NON devono arrivare a noi, bensì a chi scrive, a chi notifica la comunicazione indirizzata al sanitario (cioè l’Azienda sanitaria che accerta la mancata vaccinazione).

Gli Ordini non hanno i dati sanitari degli iscritti, né li gestiscono. Quindi, chi ha certificazioni e comunicazioni da fare deve RISPONDERE a chi scrive (la Asl).

Cogliamo anche l’occasione per chiarire qualche aspetto della vicenda, sia per aiutare questi colleghi sia perché ci rendiamo conto che, se nei tempi normali il ruolo dell’Ordine è confuso, ad esempio, con quello di chi firma i contratti di lavoro, figuriamoci in questo caos comunicativo che cosa può essere immaginato…per questo, serve chiarire bene che partita giocano gli Ordini in questa vicenda, partendo dalla normativa in vigore.

IL DL 44 (poi recepito come Legge della Repubblica numero 76/2021): contiene la previsione dell’obbligo vaccinale contro il Covid-19 per tutto il personale sanitario, come requisito indispensabile per l’esercizio della professione; qualora la vaccinazione non venga effettuata, il lavoratore può essere adibito a mansioni anche inferiori, purché non a contatto con il pubblico, oppure può essere sospeso, senza diritto alla retribuzione.

Il comma 3 dell’art 4 ha imposto a tutti gli Ordini professionali di inoltrare gli elenchi dei loro iscritti alle Regioni. (Commento: oltre alla emergenza in atto, che comporta uno stato di eccezione, NON è violazione della privacy; infatti, i dati dei professionisti sanitari sono pubblici e lo conferma il fatto che su www.fnopi.it si visualizza ogni iscritto agli Albi Infermieri d’Italia, inclusa anche la PEC personale, obbligatoria dal Settembre 2020*, ed altrettanto avviene per gli altri professionisti ordinati).

Inoltro che abbiamo fatto verso la Regione Liguria nei tempi indicati dalla Legge, e da quel momento è scattata la verifica (da parte della Regione) indicata nel comma 4: ‘’…, le regioni e le province autonome,  per  il  tramite  dei servizi informativi  vaccinali,  verificano  lo  stato  vaccinale  di ciascuno dei soggetti rientranti negli elenchi’’.

Fatte le opportune verifiche ed inviati i solleciti (quelli ai quali ci siamo riferiti ad inizio post) il comma 6 spiega che: ‘’..l’azienda  sanitaria locale competente accerta l’inosservanza  dell’obbligo  vaccinale  e, previa acquisizione delle ulteriori eventuali informazioni presso  le autorita’  competenti,  ne  da’   immediata   comunicazione   scritta all’interessato, al datore di lavoro e  all’Ordine  professionale  di appartenenza.  L’adozione  dell’atto   di   accertamento   da   parte dell’azienda sanitaria locale determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione  del contagio da SARS-CoV-2’’.. 

A quel punto, con il comma 7, entrano in gioco gli Ordini: ‘’…la sospensione di cui al comma 6  e’  comunicata …all’interessato dall’Ordine professionale di appartenenza’’.

Da quanto sopra (la Legge dello Stato, non una determina di questo o altro OPI) abbiamo chiarito quanto segue:

  1. La sospensione origina dall’accertamento di ‘’inosservanza dell’obbligo vaccinale’’ da parte dell’ Azienda Sanitaria di residenza del professionista sanitario;
  2. L’accertamento viene comunicato al datore di lavoro (che può coincidere con la stessa Azienda che accerta);
  3. Viene comunicato anche all’Ordine professionale di appartenenza, che ne prende atto e annota sull’Albo professionale la sospensione ‘’per inosservanza dell’obbligo vaccinale’’.

Fino a quando dura la sospensione? Sempre la Legge 76 all’art 4 , comma 9 così recita: ‘’…la sospensione  di  cui  al  comma  6  mantiene  efficacia  fino all’assolvimento dell’obbligo  vaccinale  o,  in  mancanza,  fino  al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non  oltre  il31 dicembre 2021.’’

Nella speranza di avere chiarito cosa devono fare gli Ordini in questa partita siamo a disposizione come sempre, per ulteriori chiarimenti ed informazioni.

Chiudiamo ricordando ancora una volta che la vaccinazione rientra nelle responsabilità etiche, deontologiche, professionali di un sanitario e, dati alla mano, rappresenta uno strumento di difesa dalle più severe complicanze della infezione da SARS-CoV-2 per noi, e nei riguardi della comunità.

* con legge 120 del 2020 tutti i professionisti che fanno parte di un albo professionale (quindi non solo noi Infermieri, ma anche un Architetto, o un Geometra) devono comunicare all’Ordine di appartenenza la propria identità digitale, cioè l’indirizzo PEC. CHI NON LO FA, SECONDO LA LEGGE CITATA, VIENE SOSPESO DALL’ ALBO. Noi abbiamo già comunicato da oltre un anno la obbligatorietà della norma e messo a disposizione dei nostri iscritti in regola con le quote annuali una PEC fornita dal nostro ente: per tutto le info necessarie alla attivazione aprire, su questo stesso sito, la pagina dedicata.

Infermieri del Pubblico in soccorso (autorizzato) del Privato

Chi segue le nostre iniziative, in particolare quelle relative alla politica della professione, sa che puntiamo su due aspetti fortemente dipendenti fra loro: la ‘’particolarità ‘’ della azione professionale dell’infermiere (insostituibile da altre figure) e la sua ormai ‘’rara’’ presenza – rispetto ai numeri che sarebbero necessari! – nel panorama nazionale, e ovviamente anche in quello locale.

Oggi il vero, grande problema è che non ci sono infermieri disponibili: quei pochi che escono dalle Università trovano subito un impiego, ma il loro numero è nettamente inferiore alle richieste del mercato occupazionale: quotidiane offerte di assunzione arrivano alla nostra mail istituzionale, da parte di strutture private, di cooperative, di agenzie interinali.

Da mesi ripetiamo che in particolare nel settore della Sanità privata la situazione è particolarmente preoccupante: e con le assunzioni nel Pubblico, rese oggi più snelle dalla emergenza pandemica, molti colleghi hanno scelto di lasciare proprio il Privato per il Pubblico.

Anche qui sarebbe intelligente ragionare (anche se i trattamenti economici NON riguardano le competenze degli Ordini professionali) su come alcune strutture della Sanità privata siano riuscite, invece, a trattenere tanti dei loro infermieri, attraverso varie incentivazioni.

Torniamo invece alla nostra proposta, che risale ormai allo scorso autunno, di superare vincoli storici, come l’esclusività che caratterizza i dipendenti pubblici del Comparto Sanità; un aspetto comprensibile in tempi normali, dovrebbe essere superato almeno nelle fasi dell’emergenza in atto: e sappiamo che più di una organizzazione sindacale ed alcune grandi strutture della Sanità privata hanno espresso interesse e attenzione alla ipotesi.

Un segnale in questa direzione, che conferma cioè che l’idea non è sbagliata, e anzi sembra essere la sola praticabile, arriva dalla ASL 5 ligure che il 3 Agosto scorso, con la nota del Dirigente delle Professioni Sanitarie pubblicata l’8 Agosto sul portale Intranet, emette un bando per prestazioni aggiuntive rivolto ai suoi dipendenti infermieri, per effettuare attività professionali proprio nelle RSA del territorio.

Per ora la finestra di impiego in ‘’emergenza’’ è attiva dal 16 Agosto al 31 Ottobre, mentre la domanda potrà essere presentata fino al 21 Agosto.

Questa è la conferma che mancano concrete alternative, e che rispetto ad altre ipotesi discutibili (il riferimento, in particolare, è per l’inserimento di figure quali il ‘’super oss’’veneto; o l’autorizzazione ad assumere personale straniero senza i normali passaggi di verifica su titoli e conoscenza lingua italiana, cosa che viene fatta all’atto della iscrizione in un Ordine) è chiaro che dove sono previsti infermieri nessuno può sostituirli.

Sempre in termini di spunti di riflessione, ma anche qui ne abbiamo già parlato ed il ripeterlo diventa quasi noioso, a noi per primi, chiaramente questa è la risposta in emergenza a un problema strutturale che va affrontato nelle sedi più adatte, ed in particolare a livello nazionale.

Sono almeno tre i fronti caldi: quello formativo; quello del trattamento economico; quello dello sviluppo di carriera.

Un primo cambiamento lo si è osservato, con l’aumento dei posti per infermiere nei corsi di laurea in partenza nel prossimo anno accademico (7.495 in più rispetto allo scorso bando, un risultato molto buono) : resta da considerare che questi studenti – una volta ammessi- impiegheranno almeno tre anni a completare la loro formazione e che in questo periodo sarà complicato trovare risposte alle difficoltà che coinvolgono tutto il nostro ambito, pubblico e privato.

Analisti indipendenti, già negli anni precedenti il Covid19, più volte avevano affermato che l’ equilibrio dei nostri sistemi sanitari era precario in termini di dotazioni e che sarebbe bastato poco a causare emergenze, quelle che oggi sono sotto i nostri occhi: non solo infermieri ma anche anestesisti, ad esempio, o altri specialisti poco ‘’programmati’’ ed oggi quasi introvabili.

Questa novità meriterebbe un ulteriore ragionamento: e cioè che ‘’non ci si improvvisa’’ infermieri di RSA, in particolare oggi, e questo è un concetto condivisibile, senza alcun dubbio. Ma resta, attualissima, una situazione difficile e complicata che purtroppo vede, proprio nella gravità dei numeri carenti, l’obbligo al ricorso a situazioni che solo qualche anno fa erano del tutto impreviste ed impensabili. Tempo ne è stato perso fin troppo: adesso è necessario stringere e agire, esattamente come avvenne nel lontano 1990, come reazione alla prima ‘’emergenza infermieristica’’ del nostro Paese.

Infine, una notizia di queste ore, ancora a livello di ‘’rumors’’ ma che condividiamo perché proviene da fonte attendibile: è indicata per Novembre la ‘’molto probabile’’ data di effettuazione del concorsone ligure, con alcune modifiche rispetto a quello del 2017, la più importante è quella della opzione di scelta per la ASL preferita (fino alla copertura dei posti disponibili in quella).

Come sempre da qualche anno in qua, nel mese precedente organizzeremo serate formative in OPI per i colleghi interessati a ‘’ripassi’’ professionali e il sempre utile richiamo alla gestione delle varie fasi concorsuali.

OPI – Ordine Professioni Infermieristiche La Spezia

Ente di diritto pubblico non economico, organo sussidiario dello Stato (L. 3/2018)

Aperto al pubblico:

TUTTI i giovedì del mese, ore 15-18
PRIMO e TERZO martedì del mese, ore 10-12
SECONDO e QUARTO venerdì del mese, ore 15-18

CHIUSO se questi giorni sono prefestivi e festivi
CHIUSO nei giorni della fiera di S.Giuseppe a Marzo
CHIUSO dal 1 al 20 Agosto

Possibilità di prenotare colloqui in altri giorni tramite Indirizzo Email: segreteria@opi.laspezia.it


Recapiti:

Telefono: 0187 575177
Solo VERE URGENZE: 3382161588

Indirizzo Email: segreteria@opi.laspezia.it
Indirizzo Email PEC: laspezia@cert.ordine-opi.it

ATTENZIONE, NON INVIARE “PEC” ALL’ INDIRIZZO DI POSTA ”NORMALE”: NON E’ POSSIBILE LEGGERLE CORRETTAMENTE E NON HANNO VALORE LEGALE. Se si vuole inviare una PEC, si deve scrivere all’indirizzo di PEC: grazie!

Indirizzo: Via P.E. Taviani 52, traversa di via Fontevivo (palazzo “Subotto”, 3° piano)


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