Mentre in questi giorni parte la campagna vaccinale sull’influenza, una iniziativa che come professionisti della Salute sosteniamo con convinzione, a proposito di ”campagne”, sempre in questo periodo di fine anno ci sembra necessario rilanciare una iniziativa, quella di ”Infermiere in via di estinzione”, che abbiamo sostenuto insieme ai colleghi di OPI Grosseto.

La nostra campagna non ha alcun intento polemico, ma intende fare il punto sulla situazione di una professione -quella di Infermiere -che resta in Italia poco compresa, a più livelli, per il peso che ha nel sistema sanitario.
Vediamo insieme alcuni aspetti critici per gli infermieri italiani che sono molto attuali anche sul nostro territorio, naturalmente, considerando il trend nazionale con ovvie diversità tra Regione e Regione.
Al primo posto, crediamo di poter inserire la questione dell’età media. Il disastroso blocco dei concorsi ha prodotto una serie di conseguenze aberranti: gli infermieri  hanno una età media elevata (in Liguria supera i 50 anni, lievemente ridotta con le prime assunzioni dal concorsone 2017) ; e soprattutto una quota parte di esenzioni, limitazioni e prescrizioni di natura fisica decisamente elevata in rapporto al totale.
Inoltre i pochi concorsi banditi vedono la partecipazione di infermieri da ogni parte d’Italia, che naturalmente hanno la giusta ambizione di ritornare a casa quanto prima. Si creano così situazioni complicate, con Aziende sanitarie che assumono, inseriscono e formano professionisti che, al di là di blocchi temporali sul contratto di assunzione, tentano di andarsene il prima possibile.

La problematica del numero adeguato di infermieri in corsia, più volte documentata da studi internazionali ”super partes” (come OPI spezzino da anni ricordiamo il valore della ricerca RN4CAST, che spiega in dettaglio cosa succede quando il numero di infermieri in servizio è inferiore alle attese) rappresenta una marcata criticità.
Sono molto poche le realtà italiane che, nel settore pubblico e privato, possono rispettare gli standard dichiarati da queste documentate pubblicazioni: senza voler impressionare nessuno, è stato dimostrato da anni che il rischio di errori e di serie conseguenze sui degenti (riassunto nel concetto di ”missed nursing care”, o cure infermieristiche mancate) aumenta in maniera esponenziale sulle dotazioni incomplete o con personale poco esperto.  Altra criticità che raggiunge ”di rimbalzo”- ma con grande forza d’impatto- gli infermieri, è la mancanza di personale oss sulle 24 ore nelle degenze dei settori dove alta è la componente dell’assistenza di base: è il caso (ad esempio) delle degenze delle aree mediche e chirurgiche che non sempre possono contare sulla presenza fissa di operatori di supporto, caricando così in queste ore ”scoperte” gli infermieri di ogni necessità assistenziale dei degenti, comprese quelle di base.

”Infermieri in via di estinzione” riguarda poi anche le scelte professionali. Per un principio legato ad abitudini e convinzioni sociali, la maggior parte di chi esce dai corsi di laurea cerca di accedere ai ruoli di dipendente pubblico; questo comporta -non di rado- difficoltà nel reperimento di professionisti per la Sanità privata (molto attiva nel nostro territorio, con belle realtà fatte di qualità effettiva) e di forte crisi nel settore dei libero professionisti, poichè troppo pochi.  Basti pensare che su 2060 iscritti del nostro Albo, sono meno di 100 quelli che hanno scelto la carriera di libero professionista, con ricadute anche sulla possibilità per i cittadini di ingaggiare un vero infermiere e non – come purtroppo può capitare- un abusivo, un praticone, un falso competente, qualcuno che può fare seri danni agli assistiti (ricordiamo che i nomi dei veri infermieri sono tutti pubblicati sugli albi nazionali su www.fnopi.it o sul nostro sito www.opilaspezia.it)

Vogliamo aggiungere che per ”via di estinzione” intendiamo anche la mancata ”modernizzazione” del ruolo da parte di molte organizzazioni. Esistono, e sono sotto gli occhi di tutti, i risultati documentati da enti terzi che spiegano i benefici di nuove modalità organizzative; un esempio su tutti è l’infermiere di Famiglia e Comunità, in arrivo anche in Liguria (lunedì 11 verrà inaugurato un Master universitario dedicato ed esperienze attive già in Val Trebbia saranno allargate all’intero territorio). Ma potremmo ricordare anche la buona riuscita delle degenze a gestione infermieristica; gli ambulatori dei codici bianchi che tanto potrebbero fare per alleggerire la pressione crescente sui pronto soccorsi; una presenza costruttiva e professionale in comunità come quelle scolastiche, anche per il ruolo di educatori alla salute che è compreso nel Decreto ministeriale del 1994, testo che stabilisce le competenze del moderno infermiere, da allora formato in Università.

Infine, anche se non è il nostro terreno, la ”estinzione” è sancita anche a livello contrattuale, dove a molti sacrifici, come quello del lavoro notturno e festivo, non  corrispondono -da molti rinnovi- adeguati riscontri e, inevitabilmente, chi può esce dai turni sulle 24 ore, per ritornare a ritmi di vita almeno più regolari.