Me ne devo occupare, oppure no

ME NE DEVO OCCUPARE, OPPURE NO

Una premessa: la cosa più faticosa e difficile di tutta la mia esperienza professionale è stata (ed è) cercare di alzare il più possibile la considerazione nei confronti di ciò che sono e siamo; una sfida che ho sempre visto e vissuto come strategica e propedeutica, per cercare di avere tutti i giusti e necessari riconoscimenti del caso.

Nel ruolo di presidente di Ordine la cosa mi è sempre sembrata obbligata, ma anche giusta e doverosa.

Detto questo, e assolutamente senza assumere alcun ruolo giudicante, offro alla Vostra attenzione una ‘’cronaca’’ e poche parole in più.

Spero che i commenti restino agganciati all’episodio: perché mi sembra piuttosto necessario, utile ed importante condividere anche il punto di vista di tanti, e non solo il mio!

Cominciamo con una lettera giunta alla mia attenzione, eccola…

—————————–

Gentile dottor Falli,

mi rivolgo a Lei perché da attenta lettrice delle cose che riguardano la nostra comunità, ho apprezzato la costante volontà di spiegare sui giornali locali, a noi cittadini, il ruolo degli infermieri, e per me che ho sempre vissuto in un altro settore (attività economiche legate al porto mercantile) è stato un buon aiuto per capire l’importanza di questa vostra figura.   Avevo in realtà una vecchia zia, di Genova, che mi ripeteva spesso che sono gli infermieri a gestire davvero gli ospedali (lei era una di quelle prime infermiere diplomate, e ce lo ripeteva di continuo) ma io ero giovane, e non mi curavo molto di queste cose.

In sostanza, scrivo per raccontare una esperienza che mi ha lasciato almeno perplessa: la mia mamma (sorella della mia citata zia, e quindi vecchissima) è finita dalla RSA dove vive da qualche tempo in… (nome del reparto: omissis).  Lì giunta, sono riuscita a entrare, grazie anche all’interessamento di tutti, ma quando sono arrivata al letto della mamma ho subito notato una bocca in brutte condizioni ed in particolare le labbra, screpolate al punto di essere quasi spaccate.

So che i farmaci possono dare queste antipatiche complicanze; e anche il fatto che la mamma da sola può far poco per la sua cura, di certo peggiora le cose. Ho così descritto il problema ad una giovane infermiera in servizio, convinta di avere una risposta immediata: mi ha sorpreso (non deluso, ma sorpreso) la replica alla mia richiesta di intervento: ‘’… ma non è un mio compito. Dovrebbe sentire l’oss, che è la signora che vede laggiù…’’

Allora mi sono rivolta all’oss , che mi ha detto di avere provato a fare qualcosa, ma la mamma – tenendo la bocca chiusa in modo serrato- non collaborava e quindi non era stato fatto nulla.  Ora, io non mi sto lamentando con lei: la mamma dopo due giorni è tornata in RSA, dove la questione della bocca è stata affrontata subito e risolta dalle infermiere che conosce bene.

Ho subito pensato al fatto che, se gli infermieri sono così importanti e, come giustamente proprio Lei ha tante volte sottolineato, è alta la importanza della figura e gravi le conseguenze del fatto che mancano così tanti infermieri in Italia, io penso che anche un problema come questo (che crea certamente disagio alla persona ricoverata) dovrebbe appartenere alle questioni gestite dagli infermieri: o devono occuparsi solo di terapia? Non credo.

La ringrazio sin da ora per una risposta, e un cordiale saluto da (omissis)


Ho ringraziato la signora per le parole relative allo sforzo comunicativo: cosa che mi ha fatto piacere; mentre ci sono colleghi che non sono in grado di trovare la nostra mail o l’indirizzo della sede, e che ci scrivono chiedendo a che ora apre il colleggio (due G) – segno di assoluta impenetrabilità dei nostri continui comunicati e spazi social, siti, lettere, servizio di newsletter, piccioni viaggiatori…- questa cittadina ci segue, e apprezza come comunichiamo!

A lei ho cercato di spiegare che purtroppo la questione delle competenze è un po’ complessa, al punto che molti non sono più in grado di sapere cosa dovrebbero effettivamente fare, e nemmeno di spiegarlo; e che la colpa è un po’ di tutti: ha responsabilità la formazione; ne ha molte la organizzazione; naturalmente sono responsabili alcune figure di riferimento; infine – anche- esiste una responsabilità del professionista stesso.

Mi rendo conto che posso apparire pedante ma si deve , per forza, partire dai riferimenti normativi.

Che sono quelli che ho sentito io, con le mie orecchie, ricordare in Tribunale dagli avvocati e soprattutto nei contenuti delle sentenze dei giudici, nelle mie esperienze di consulente, o di testimone: quindi evidentemente contano.

Prendiamo il ‘’profilo professionale’’ (DM 739/1994): ‘’…l’infermiere è il responsabile della assistenza infermieristica generale…’’ qui la lettura completa: https://www.fnopi.it/wp-content/uploads/2019/10/DM-739-94.pdf

Ora, lo stesso regolamento ministeriale (che noi chiamiamo tutti ‘’profilo’’) dice che un infermiere può avvalersi ‘’…ove necessario, dell’opera del personale di supporto ’’.

Perfetto. Quindi, due sono i punti fermi che stiamo verificando: io infermiere sono IL RESPONSABILE DELL’ASSISTENZA GENERALE e , quando necessario, mi posso avvalere dell’attività di un operatore di supporto.

Ora vorrei esaminare le fasi del processo di nursing che io preferisco definire in lingua nazionale: il processo di assistenza.

Che inizia SEMPRE con la fase dell’accertamento. Seguono, quindi, quelle della diagnosi infermieristica, della pianificazione, della attuazione e infine della valutazione.

Può sembrare banale, ma anche il gesto assistenziale più semplice vede questi passaggi, anche un aiuto a bere un bicchier d’acqua (valuto che il malato possa bere, valuto come, ecc)

Ora, quando la signora si è rivolta a questa infermiera e ha descritto la situazione delle labbra della madre, è ovvio che l’azione da fare era solo una, peraltro non molto difficile: quella di andare a dare un’occhiata; e solo dopo avere ‘’presa visione’’ del problema, fare la successiva pianificazione dell’intervento, compresa una eventuale (dipende) attribuzione dell’attività all’operatore socio sanitario.

Se questo è un caso di ‘’demansionamento ’’, francamente credo che ci sia qualche equivoco sul concetto stesso.

Intendo solo dire che se oggi io fossi in corsia, e uno mi chiama perché la mamma ha le labbra spaccate, per prima cosa vado a vedere di che cosa si tratta.

Mi pare che sia questa l’essenza della presa in carico e della responsabilità professionale: poi, ci possono e ci devono essere cose che posso serenamente attribuire all’oss; ma vorrei comunque avere una idea completa della situazione assistenziale: anche perché del processo di attribuzione a queste figure mi resta –anche- la valutazione del risultato; cercare di capire come è andata; perchè non posso semplicemente dire ‘’non mi riguarda ’’.

Certamente non devo essere il controllore o ‘’l’investigatore’’ dell’oss, o marcarlo come un terzino delle squadre che giocano ”a uomo”; ma deve esistere una logica anche nel team, sostenuta prima di tutto dal sapere ‘’chi fa che cosa ’’ e quali responsabilità ho io Infermiere nel complesso delle attività.

Come sappiamo tutti benissimo, a rendere ancora più difficile una situazione che ‘’è nata complicata’’ (il ‘’profilo’’ dell’oss -Conferenza Stato Regioni 22.2.2001- è quanto di più ‘’incerto’’ avrebbero potuto produrre all’epoca ) nella Azienda sanitaria spezzina la questione oss è semplicemente esplosa in tutta la sua drammaticità e complessità in questo 2022, dopo anni di quotidiane difficoltà assortite, e le ricadute sono evidenti, e adesso inevitabilmente lunghi i tempi per superare la situazione critica che si è creata.

Ma, se non ho neppure chiare le idee di ‘’chi sono io’’ e di cosa mi riguarda, la questione può solo aggrovigliarsi ancora.

Un caro saluto a tutti

(F.Falli)

Una buona comunicazione (che merita di essere ascoltata, prima di essere commentata)

Raccontare, descrivere le problematiche di una professione è molto importante, in particolare quando queste sono realmente presenti, ed incidono nell’equilibrio delle attività, sia dei professionisti coinvolti, sia delle realtà operative.

Ancora più importante è farlo verso ”gli esterni” e veicolare una analisi al tempo stesso puntuale, quanto netta, ed anche amara (ma quest’ultima definizione è, naturalmente, più avvertita da chi fa parte di quella professione) come è avvenuto a Porta a Porta nella sera del 7 giugno 2022, sulla Rete ammiraglia della RAI.

Trasmissioni come quella storicamente condotta da Bruno Vespa hanno una elevata audience, ed un pubblico certamente attento ai temi trattati.

Negli ultimi anni le occasioni, le opportunità di comunicare all’esterno, ed in modo professionale, le questioni infermieristiche (per troppo tempo ”narrate solo all’interno” della professione) sono decisamente aumentate, in termini quantitativi ed in termini di contenuti: è sicuramente un passaggio indispensabile per una maggiore, e migliore, consapevole percezione del ruolo e delle difficoltà della professione, un aspetto che ha ricadute sull’impianto della assistenza sanitaria nazionale e, più in generale, sul concetto di cure sicure.

Due osservazioni molto pratiche: la prima, investire in strategie comunicative certamente è utile per qualsiasi associazione o insieme di professionisti e, da questo punto di vista, le attività della comunicazione di FNOPI sono senza dubbio oggi molto valide e puntuali, con interventi su più piattaforme social molto frequenti e ben coordinati: quindi, solo applausi.

La seconda, che è appunto solo una osservazione, riguarda alcuni colleghi #infermieri che non riescono ad andare ”oltre” il titolo, oltre la foto, e che non hanno – come nel caso del brano qui riprodotto dell’intervento di Barbara Mangiacavalli da Vespa- ascoltato le parole della Presidente nazionale: ma le hanno, comunque, commentate sui social.

Non sono mancate infatti affermazioni tipo ”ma perchè non si parla di stipendio?”…”…ma il contratto?”…”…io ho master non riconosciuti, e allora?”…tutti aspetti molto veri e molto importanti, tutte situazioni che ritornano -come è giusto che sia- nella quotidianità professionale e che , appunto, nell’intervento a Porta a Porta Mangiacavalli ha ricordato, un appello a chi potrebbe intervenire nel concreto (dalla Politica, all’ARAN, a chi discute i contratti) per superare questi annosi problemi che ”ingabbiano” la professione, e ne limitano l’efficacia operativa, e la attrattività.

Ecco qui le parole della Presidente nazionale FNOPI, per i nostri dieci lettori, a conferma di quanto ricordato ora, qui tratte dal canale YouTube di FNOPI.

 

Solidarietà concreta: un piccolo aiuto

Un piccolo gesto solidale rivolto ad una missione di aiuto in Congo, aiuto che è coordinato dai nostri frati di Gaggiola (SP)…
Abbiamo donato apparecchi di semplice uso e funzionanti ovunque, come sono gli sfigmomanometri, e anche validi disinfettanti.
Oltre a materiale utile per il loro piccolo ufficio logistico, e a qualche genere di conforto ( non si vede in foto, ma c’è 🙂)

I frati sono sempre protagonisti di una concreta solidarietà, e sostenerli è un sincero piacere.

Con Cinzia Pisarelli e con Frate Gianluigi Ameglio- qui nel Santuario di Gaggiola ( SP)

Il passato di verdure

IL PASSATO DI VERDURE

Il passato di verdure è un “comfort food” molto gradito in ogni stagione, quando vogliamo gratificarci con un piatto caldo e nutriente. Ha una consistenza vellutata, è cremoso, ottimo nella sua semplicità o arricchito con qualche crostino abbrustolito, con un filo di olio extravergine di oliva (io apprezzo quello ligure, a kilometro ‘’quasi zero’’) e con una spolverata di parmigiano grattugiato: per decoro, si aggiunge un tocco estetico, con ”foglia verde”, e per ottenerlo vengono – dunque- mescolati diversi tipi di vegetali.

Questo incipit per spiegare come deve essere stato prodotto l’articolo ”sui super oss”, apparso sabato 21 maggio: perché il ‘’minestrone’’ è uscito proprio bene; però il sapore è fuorviante, e infatti in tanti hanno contattato l’OPI per capire a cosa facesse riferimento, allarmati da contenuti poco chiari e preoccupanti..

L’articolo lo trovate sotto la foto del passato di verdure, ed è il link definito ”allegato 1”.

Comprendiamo che nella imminenza della votazione per le amministrative, i candidati cerchino di attirare l’attenzione su di sé. Ma farlo mescolando circostanze e questioni diverse non sembra molto opportuno: come se nel minestrone ci infilassimo la suola di una scarpa, o un pezzo di plastica.

Allora, qui forniamo alcune precisazioni, non certo in polemica politica col candidato che ”descrive” alcune situazioni in modo impreciso (o direttamente, o a seguito di interpretazione di chi scrive, non sappiamo e non importa), ma perchè in diversi ci hanno chiesto a cosa facesse riferimento questo articolo ”strano” sul piano professionale. Andiamo a chiarire che cosa non va: la figura del ‘’super oss’’ (un termine improprio, che NON ha riscontro nella realtà) NON è certo una novità: dal 16 gennaio 2003 esiste l’oss CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE (vedi il nostro comunicato, al link : ”precisazioni sul super oss”, e il successivo, articolo pubblicato (link ad ”allegato 2”).

Questa figura (ed il fatto che la Regione Liguria abbia deciso di attivare questi corsi di formazione) non c’entra niente con la questione, sempre ricordata nell’articolo, degli oss dipendenti di una ditta privata, che lavoravano in Asl 5. La Regione Liguria ha destinato 25 voucher formativi ad altrettanti oss che lavorano NELLA SANITA’ PRIVATA (quindi non c’entra nemmeno la ASL, azienda pubblica: ma l’articolo inizia con ”…In Asl 5 arriveranno…”).

Ancora, questa figura NON ha nulla a che fare con la figura ‘’strana’’ nata nella Regione Veneto, che ha prodotto ricorsi al TAR e che è stata fonte di molte polemiche, ancora in essere.

La figura dell’oss CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE (nata con l’accordo Stato Regioni 16.1.2003) NON ha alcuna competenza sulle linee venose, e quindi non si comprende da dove, (sempre nell’articolo citato) sia stata ricavata questa ennesima imprecisione. Noi abbiamo solo cercato, col nostro comunicato, di fare chiarezza; comunicato in parte ripreso con l’articolo di martedì 24; purtroppo la parte della ”linea venosa” è saltata nell’articolo di precisazione, ma resta chiara nel nostro comunicato E SOPRATTUTTO LO E’ NELLA NORMA.

Per info sull’accordo del 2003, vedi Gazzetta Ufficiale, qui: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2003-03-03&atto.codiceRedazionale=03A02357

Punti fermi:

a) gli oss (con ,o senza, formazione complementare) NON devono sostituire gli infermieri.

b) oltretutto, NON possono farlo, visto che devono ricevere dagli infermieri stessi le ATTRIBUZIONI di merito sulle attività

Chiaramente, questo è indicato dal ‘’profilo professionale’’ dell’infermiere (DM 739/1994) e dai testi della Conferenza Stato Regioni per quanto riguarda gli oss (e gli oss con F.C.)

  1. Sicuramente gli infermieri DEVONO lavorare con gli oss e, dove esistono malati cronici a bassa complessità assistenziale , dove prevale cioè la attività alberghiera, è importante avere oss in numero adeguato e certamente superiore al numero degli infermieri, che comunque dovranno essere sempre presenti, perché altrimenti CHI darà le attribuzioni previste dalle normative agli operatori socio sanitari?
  2. Se gli infermieri vogliono crescere ed essere sempre più protagonisti nella Sanità, chiaramente devono anche imparare a lavorare con altre figure che si occupano di assistenza, conoscendo bene le rispettive competenze che sono PREVISTE DALLA LEGGE.
  3. Purtroppo UN FATTO reale e pesante è la grave e crescente carenza di infermieri nel Paese: oltre 65mila gli infermieri che mancano secondo FNOPI; e siccome questa carenza non si vuole superare affrontando il problema ‘’a monte’’, riconoscendo cioè agli infermieri italiani quello che meritano (retribuzioni adeguate alla responsabilità, riconoscimenti sui disagi delle turnazioni, riconoscimenti sulle competenze avanzate), impedendo alla professione uno sviluppo nei percorsi di carriera, oggi siamo costretti a convivere con soluzioni estemporanee e che non risolvono il problema di base: la professione infermieristica è di fronte a un futuro incerto (dunque, anche la qualità stessa delle cure e dell’assistenza qualificata).
  4. Non c’è nulla di male (anzi) nell’arrivo di oss con formazione complementare, profilo che esiste da quasi vent’anni: come abbiamo ripetuto molte volte, questo arrivo non deve trasformarsi in una soluzione ‘’di ripiego’’ per lavorare con meno infermieri e più oss ovunque, ma – eventualmente- solo in quelle specifiche e particolari realtà dove la complessità assistenziale è minore -secondo determinati standard- e si basa su una maggior parte di supporto alberghiero.
  5. I numeri oggi sono questi: se nessuno vuole veramente invertire la tendenza, gli infermieri attivi in Italia sono in un numero inadeguato alle esigenze assistenziali; ad esempio, spesso non è possibile ‘’ricollocare’’ dai reparti ospedalieri coloro che potrebbero essere inseriti nelle attività del territorio: ma tutti parlano del sostegno delle cure domiciliari, bene…e con quali e quanti professionisti ? Un ruolo delicato e strategico per intercettare quei pazienti fragili e cronici che possono restare a casa, e non andare in ospedale; insomma, una cosa è certa, con la attuale situazione NON si potrà procedere a lungo…
  6. Con questi concetti è definitivamente chiaro, e adesso sotto gli occhi di tutti, come la presunzione sindacal-politica che volle, ad inizio Anni Ottanta, eliminare la figura dell’infermiere generico per trasformare con sanatorie ‘’tutti’’ in infermieri professionali (come si diceva allora) sia stata un errore, un artificio che raggiunge con le sue onde lunghe perfino i nostri anni, ed incide su una cultura organizzativa che meriterebbe maggiori attenzioni, ed un maggior rispetto di ruoli, competenze, profili, professionalità.
  7. Precisazioni sul super oss
  8. Super oss: allegato 1 e allegato 2

 

 

 

 

Una esperienza di educazione sanitaria nelle scuole

Il 12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere, oltre alle altre iniziative in programma abbiamo trascorso una mattinata in due istituti scolastici della Spezia, spiegando brevemente chi è oggi l’Infermiere e descrivendo patologie derivanti da stili di vita non molto sani.

Di questo argomento si sono occupate Sonia Cerchi e Margherita Santucci, che hanno ricordato i valori della buona alimentazione; hanno inoltre affrontato il tema che coinvolge in particolare alcuni adolescenti, relativo a patologie quali anoressia e bulimia, spiegando come riconoscere la situazione e come attivare un sostegno professionale d’aiuto.

Paolo Sarteschi ha invece ricordato le insidie della Rete, e come cercare fonti affidabili per risalire a questioni scientifiche con concetti sicuri; ha anche presentato il progetto ”L’ora di medicina”, il podcast che cura e propone con la collega di OPI MS Brenda Rebecchi e che da oltre 120 settimane presenta, ogni venerdì,  temi di educazione sanitaria e di informazione scientifica.

La visita nelle scuole è stata una bella esperienza da ripetere, e ringraziamo chi, fra i docenti, ha collaborato e permesso questo incontro!

Poichè, come sicuramente i più attenti hanno compreso, cerchiamo di ”non buttare via nulla” e di ottimizzare ogni possibile aspetto del nostro agire, dalle relazioni proposte dai colleghi, e dalla stessa esperienza di una giornata particolare ricaveremo, possibilmente entro fine giugno, un nuovo evento FAD sulla nostra Piattaforma.

Restiamo in contatto! 🙂

 


Un nuovo 12 Maggio…

12 Maggio: una Giornata speciale per la professione…cosa pensiamo, circa questo momento storico, è ormai noto: semplicemente, e qui riprendiamo lo slogan di FNOPI, ”Senza infermieri non c’è futuro”.

Concetto proposto in questo nostro comunicato dedicato alla Giornata, che abbiamo chiesto alla Azienda Sanitaria del nostro territorio di riprendere sul proprio sito, e di questo ringraziamo sia il Direttore Generale di ASL 5, sia la Responsabile dell’ufficio stampa, per lo spazio concesso:

http://www.asl5.liguria.it/Home/GIORNATAINTERNAZIONALEDELL%E2%80%99INFERMIERE.aspx

Tra le iniziative istituzionali, saremo in alcune scuole cittadine a spiegare agli studenti alcuni aspetti della professione, ed alcune situazioni su comportamenti a rischio, da prevenire con un pò di attenzione, buonsenso e con i consigli di colleghi esperti.

Soprattutto, saremo come ogni altro giorno dell’anno in servizio nelle varie realtà operative, del Pubblico, del Privato, con la Libera professione: ci è stata inviata una foto al riguardo, molto concreta e gradita, dai colleghi di Sarzana (SP) che qui inseriamo molto volentieri.

 

 

Insieme agli auguri per il concorsone ligure, alcune rivendicazioni attuali per la professione

Iniziano le prove del concorsone ligure e abbiamo così espresso, in questo articolo, a tutti i colleghi coinvolti i nostri migliori auguri: lo abbiamo fatto insieme alla consapevolezza che -nonostante la evidente carenza di Infermieri- in Italia manchino ancora progetti e interventi strutturati, al fine di ”incentivare” i giovani a scegliere questa professione sanitaria.

Qui nell’articolo alcuni aspetti attuali, ricordati nel contributo del nostro Presidente.

E soprattutto, UN GRANDE AUGURIO DI BUONA RIUSCITA  a tutti i colleghi partecipanti al concorso di Regione Liguria!

https://gazzettadellaspezia.com/provincia-della-spezia/item/133842-l-atteso-concorso-regionale-per-infermieri-domani-a-genova

La nostra assemblea 2022: grazie a tutti!

GRAZIE A TUTTI!
Assemblea partecipata, con colleghi in presenza e con molte deleghe.
Relazioni e bilanci approvati alla unanimità, ed anche un sincero piacere per l’apprezzamento convinto e motivato, sulla ”salute” economica del nostro piccolo Ordine, espresso dal ”tecnico” del settore, il Presidente del Collegio dei Revisori!👌✌😁
In Rete, su questo stesso sito, (pagina  “Trasparenza”) sono naturalmente già presenti i bilanci, e la relazione delle attività 2021.
A breve, inseriremo nello stesso spazio la relazione del Presidente Collegio Revisori, dr Curadi.
Ancora un sincero ”grazie” a tutti i Colleghi che sono intervenuti in presenza, ed a quelli che hanno inviato la loro delega; e naturalmente anche a chi ha partecipato in qualità di componente gli organi di OPI SP (col Direttivo in pratica al completo, e molti colleghi della CoA Infermieri).

OPI – Ordine Professioni Infermieristiche La Spezia

Ente di diritto pubblico non economico, organo sussidiario dello Stato (L. 3/2018)

Aperto al pubblico:

TUTTI i Mercoledì del mese, ore 08.30-12.30
TUTTI i Giovedì del mese, ore 15.00-18.00
PRIMO e TERZO Martedì del mese, ore 10.00-12.00
SECONDO e QUARTO Venerdì del mese, ore 15.00-18.00

CHIUSO se questi giorni sono prefestivi e festivi
CHIUSO nei giorni della fiera di S.Giuseppe a Marzo
CHIUSO dal 1 al 20 Agosto

Possibilità di prenotare colloqui in altri giorni tramite Indirizzo Email: segreteria@opi.laspezia.it


Recapiti:

Telefono: 0187 575177
Solo VERE URGENZE: 3516613426 (dal Lunedì al Venerdì, ore 10.00-13.00)

Indirizzo Email: segreteria@opi.laspezia.it
Indirizzo Email PEC: laspezia@cert.ordine-opi.it

ATTENZIONE, NON INVIARE “PEC” ALL’ INDIRIZZO DI POSTA ”NORMALE”: NON E’ POSSIBILE LEGGERLE CORRETTAMENTE E NON HANNO VALORE LEGALE. Se si vuole inviare una PEC, si deve scrivere all’indirizzo di PEC: grazie!

Indirizzo: Via P.E. Taviani 52, traversa di via Fontevivo (palazzo “Subotto”, 3° piano)


Informazioni Utili


Modulistica


Iscrizione Newsletter Gratuita


Scarica il nostro calendario


La nostra piattaforma FAD ECM


 

Polizze di responsabilità professionale